Avc - Csv, a seguito di una riflessione sull'emergenza diritti umani, riferendosi in particolare alla campagna contro gli zingari, concordano sull'utilità di esprimere, attraverso una lettera ai giornali, apprezzamento e sostegno a quanti localmente si sono mossi per riflettere e sollecitare confronto su questa situazione, in particolare rispetto al convegno organizzato da Acli Como, Azione Cattolica Italiana e Caritas Diocesana a fine giugno.
A tale proposito pubblichiamo la lettera di Francesco Beretta, vicepresidente dell'Associazione del Volontariato Comasco - Centro Servizi per il Volontariato inviata a La Provincia e a Il settimanale della diocesi di Como.
"Caro direttore,
come molti sanno la sera di venerdì 20 giugno scorso Azione Cattolica Italiana, Acli Como e Caritas Diocesana hanno offerto a questa città una tavola rotonda titolata "Rom, Sinti e Gagi. Li conosciamo davvero?". Un'occasione di conoscenza, una possibilità di confronto, una proposta di pensieri altri da quelli che ci consegnano i pregiudizi più diffusi. Cinque persone hanno provato a dare voci diverse agli sguardi, possibili e implicati, non scontati e coinvolti, alle vicende dei gruppi di zingari di cui si sente parlare con il supporto di pensieri, foto, dati storici e racconti di esperienze dirette.
Zingari e non zingari, tutti gli altri e noi... Non riusciamo, se non goffamente, a sottrarci alle domande: chi sono, perché sono così, chi siamo, perché siamo così?
Certo l'attualità, fatti e idee, ci interroga, come cittadini, ma anche come Direttivo dell'Associazione del Volontariato Comasco, a cui aderiscono sessanta organizzazioni di volontariato del territorio .
In quanto volontari cerchiamo di dare senso alla nostra vita giorno per giorno in coerenza con valori e ideali di solidarietà, di comprensione, di disponibilità e di impegno a cambiare le brutte cose che vediamo intorno a noi, senza paura verso l'altro, debole, anche sconosciuto, che lotta spesso per un'incerta qualità di vita o per non essere escluso, condannato. Siamo disposti a rischiare nel dare qualcosa a chi chiede aiuto. Non ci sottraiamo al disagio, al fastidio di rapporti complicati, preoccupati semmai delle nostre reazioni impulsive e di non essere, nella società, causa di aumento di distanze, di offese e umiliazioni, di sofferenze e delle ingiustizie, a volte inflitte per la leggerezza di quanti non si curano delle conseguenze e della coerenza con i valori più profondi.
Nel mondo in cui siamo tutti coinvolti e per l'umanità di cui insieme, noi e gli altri, facciamo parte, c'è molto lavoro da fare. Faticosamente. A piccoli passi. Ben vengano le occasioni come quella richiamata.
In riferimento ai promotori, che lodiamo per l'iniziativa, forse possiamo dire: benedetto chi apre spazi di dialogo e confronto, chi favorisce la comprensione delle differenze. Molte sfide abbiamo di fronte e nel nostro futuro. Pensiamo che sono da ricercare le strade che indicano un cammino di speranza, un'idea di impegno a stare accanto a chi è poco o molto diverso di noi, a chi è più o meno facile da accettare".